DINO
MENGOZZI
Sicurezza e criminalità 1796-1861
Franco Angeli Editore
Milano
cod. 541.14
ISBN:
88-464-1568-X
Saggio
sui comportamenti irregolari a partire dalle carte criminali, questo
libro si sofferma su gesti, violenze sessuali, ostentazione di armi
e minacce, presi come rivelatori di conflitti, squilibri negli
scambi, sistemi d'autodifesa in cui lo "stupro" può
persino entrare a far parte di una strategia familiare. Un certo
lassismo morale interessa le relazioni coi marginali, vagabondi e
minori, soggetti a ricatti sessuali. La definizione della minaccia e
la percezione dell'insicurezza svolgono un ruolo politico, come
nella crisi del 1848-49 con la fuga di Pio IX, che segnò il
divorzio dalle élites del Governo pontificio. Ma prima ancora, le
rivolte popolari del 1796-99 di fronte all'invasione bonapartista,
portarono allo scoperto una diversa reattività iscritta negli
strati profondi, ricorrendo ai fucili al Nord e al miracoloso al
Centrosud.
Lo studio opera quantificazioni e comparazioni fra diversi tipi di
violenza (futile, sessuale, professionale) e gradi di tolleranza a
comportamenti irregolari. La fisionomia dei reati svela i caratteri
di una società "timida" e quasi aliena dall'omicidio in
montagna, di contro a zone di pianura, dove la risposta ai disordini
più di frequente varcava la soglia dell'uccidere, specie contro i
briganti. L'insicurezza toccava il culmine con noto assalto del
Passatore a Forlinpopoli. Rivisto su carte inedite, il gesto del
brigante mostrava la caduta delle solidarietà sociali e la chiusura
comunitaria. Un uomo borghese come Pellegrino Artusi, poi famoso
gastronomo, veniva "espulso" e la sua famiglia punita
nell'onore. La sorella violentata (vecchio sospetto mai documentato)
era relegata in manicomio. La sua cartella clinica, qui riprodotta,
fa pensare a un'altra Camille Claudel.
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