GIANNI CARMELO DONNO (Lecce, 1948), è professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Lecce. Ha pubblicato numerosi studi sulla storia del movimento sindacale e socialista. Dirige il progetti e la struttura operativa «Archivio informatico per la storia del movimento sindacale e del 1° maggio».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIANNI CARMELO DONNO
Il Mezzogiorno nel socialismo italiano 1892-1902






Franco Angeli Editore
Milano, L. 34.000

cod. 541.15

ISBN: 88-464-1199-4





Gli studi sulla storia del Mezzogiorno dopo l'Unità sono stati per lungo tempo influenzati dalla lettura gramsciana della questione meridionale, con al centro una radicale critica delle esperienze del socialismo riformista italiano.

Rispetto ai numerosi luoghi comuni storiografici, sedimentati da quella tradizione di studi, questo libro offre conclusioni affatto diverse. Ripercorrendo il primo decennio di storia del Partito socialista italiano, attraverso i suoi organi di stampa, i dibattiti congressuali e l'attività parlamentare, l'autore ricostruisce il processo di formazione nel PSI di una originale visione della questione meridionale nella sua ampia varietà di aspetti per nulla riconducibili alla sola questione della terra. Sono le tematiche dell'istruzione, del fisco, dell'usura e del credito agrario, dei demani, del malgoverno amministrativo e della criminalità che, affiancando le differenti «questioni agrarie», contribuiscono a disegnare il poliedro della questione meridionale. Centrale in questa riflessione, che si alimenta anche dei contributi del dibattito internazionale, è una visione fortemente riformistica dello sviluppo capitalistico, ritenuto essenziale per l'evoluzione economica e sociale di aree in ritardo, quali il Mezzogiorno. Motore di questo processo è l'azione dello Stato, indirizzata verso una forte detassazione, favorita dalla riduzione della spesa pubblica (in particolare di quella «militare»), e quindi volta al potenziamento delle infrastrutture e alla bonifica del territorio. Da ciò deriva, infine, il ruolo di moderno «partito democratico», non classista, che il PSI nel Mezzogiorno ritiene doversi assegnare.



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