SANDRO PERTINI
   
< La famiglia >
< Gli studi
>
< La Grande Guerra
>
< La militanza politica
>
< L'antifascismo
>
< La fuga di Turati
>
<
L'esilio in Francia >
< Il carcere e il confino >
< La Resistenza
>
< Il secondo dopoguerra
>
< Gli anni '60 e '70
>
< Capo dello Stato
>
< Senatore a vita
>

PERSONAGGI >

ARGOMENTI >
RISORSE >

 

L'ANTIFASCISMO

Trovatosi subito in conflitto irriducibile col fascismo, che proprio nell'ottobre del 1922 era salito al potere con la marcia su Roma, il giovane avvocato Pertini divenne ben presto il bersaglio di ripetute violenze squadriste. Nel 1924, dopo il barbaro assassinio di Giacomo Matteotti da parte dei fascisti, iscrisse al PSU.

All'indomani del delitto Matteotti, Pertini iniziò un'intensa attività di
lotta contro il fascismo. Il suo studio di avvocato a Savona venne più volte distrutto, egli stesso fu bastonato in più occasioni dagli squadristi. 

Il 22 maggio 1925, Pertini venne
arrestato a Stella per aver distribuito il foglio clandestino Sotto il barbaro dominio fascista. Negli articoli pubblicati in quell'opuscolo e rivendicati da Pertini come propri venivano posti in rilevo le responsabilità della monarchia verso il perdurare del regime fascista e delle sue illegalità e violenze.

Accusato di "istigazione all'odio tra le classi sociali" (art. 120 del Codice Zanardelli), oltre che dei reati di stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa della irresponsabilità del re per gli atti di governo, Pertini, sia nell'interrogatorio dopo l'arresto sia di fronte al procuratore del re, sia durante l'udienza pubblica davanti al Tribunale di Savona, rivendicò il proprio operato assumendosi ogni responsabilità e si disse disposto, qualunque fosse la condanna inflittagli, a proseguire nella lotta antifascista e per il socialismo e la libertà. 

Il 3 giugno di quello stesso anno fu condannato a otto mesi di detenzione e al pagamento di una ammenda per i reati di stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa regia ma fu invece assolto per l'accusa di istigazione all'odio di classe.

Liberato dopo il vittorioso appello del suo difensore, G.B. Pera, Pertini proseguì nella sua lotta.

Il 9 giugno 1925, alla vigilia dell'anniversario del delitto Matteotti, con l'aiuto di alcuni operai, Pertini riuscì ad appendere sotto la lapide che alla fortezza di Savona ricordava la progionia di Giuseppe Mazzini una corona con un nastro rosso e la scritta "Gloria a Giacomo Matteotti".

Le violenze e le bastonature fasciste proseguirono con maggiore violenza. La più grave, nell'estate del 1926, lo costrinse al ricovero all'ospedale.


Museo Virtuale > Sandro Pertini > Percorso 
cronologico >
L'antifascismo 

Mappa
info


Per visualizzare immagini, documenti,
materiale sonoro e video, cliccare
sul link di colore giallo